
Comune
L'architetto Ángel Vicente Ubón elaborò il progetto e si occupò della realizzazione dell'opera in cambio di 38.000 reali. I lavori iniziarono nel 1769 e nel febbraio del 1771 erano già terminati.
Comune
XVIII secolo
L'architetto Ángel Vicente Ubón elaborò il progetto e si occupò della realizzazione dell'opera in cambio di 38.000 reali. I lavori iniziarono nel 1769 e nel febbraio del 1771 erano già terminati.
Ubón costruì un Palazzo Comunale con portici sulla facciata, sui quali si aprivano diverse porte: quella principale dava accesso all’atrio e alla scala che portava al piano nobile; le altre corrispondevano, una al peso reale, una a ciascuna delle due sale degli uffici e un’altra più piccola che fungeva da uscita per le arene. Al piano terra, oltre alle sale menzionate, c’era un ampio granaio, con due porte che davano sulla strada, per cui l’edificio fu chiamato «de la Alhóndiga» (oggi «Banda de Música»), e un vasto cortile sul retro, con due recinti per i tori. C’erano anche due piccole celle di detenzione a cui si accedeva tramite due porte in fondo al portico. Al piano principale spiccava la maestosa sala del Consiglio, dalla quale si usciva sul corridoio per assistere alle cerimonie pubbliche, in particolare alle corride. Dalla sala del Consiglio si accedeva alla sala del Comune, con gli archivi e un oratorio.
Il corpo centrale dell’edificio è a due piani. Quello inferiore, con portico, con colonne toscane recuperate dal vecchio Municipio, presenta incastonati nella facciata uno stemma del re Filippo II, due dello vescovo Tello (tutti recuperati dalle vecchie Case) e una lapide che menziona le antiche Case Consistoriali e la costruzione di queste nuove.
Sopra il trabeazione del portico si ergevano alcune colonne che sostenevano un porticato che costituiva la facciata della galleria del piano principale, oggi modificata da alcuni pilastri in cemento poco ispirati che sostengono l’architrave al posto del grazioso porticato. L’orologio sul tetto fu installato nel 1886.
Le torri alle estremità furono finanziate dal vescovo Bernardo Antonio Calderón affinché


