Viene descritta la prima infezione batterica di origine cutanea in un dinosauro vissuto a Morella circa 125 milioni di anni fa
27 ago 2026 · 12:35
I sedimenti del Cretaceo Inferiore che affiorano nei dintorni di Morella (Castellón) continuano a offrire scoperte eccezionali sulla vita dei dinosauri europei di circa 125 milioni di anni fa. In questa occasione, un team di ricercatori della UNED ha identificato in un fossile attribuito a Iguanodon bernissartensis la prima prova documentata di una reazione ossea causata da un'infezione batterica originata da un'ulcera cutanea. Il lavoro, pubblicato sulla rivista Royal Society Open Science, costituisce un progresso rilevante nella conoscenza delle malattie che colpivano i dinosauri e di come il loro organismo rispondesse a infezioni gravi.
Sebbene il registro fossile conservi migliaia di ossa di dinosauro, sono molto rare le occasioni in cui queste permettono di ricostruire aspetti della salute di un individuo specifico. Le patologie fossili offrono un'opportunità unica per conoscere come si ammalavano questi animali, come reagivano i loro tessuti e fino a che punto potessero sopravvivere a lesioni potenzialmente invalidanti. Negli ultimi decenni la paleopatologia ha acquisito un ruolo sempre più importante per interpretare la biologia, il comportamento e l'evoluzione dei vertebrati estinti.
Un dinosauro con una grave infezione alla gamba
Il fossile studiato corrisponde a una tibia destra di oltre un metro di lunghezza appartenente a uno dei gruppi di dinosauri erbivori più emblematici del Cretaceo Inferiore europeo e che, in questo caso, è stato attribuito a Iguanodon bernissartensis. Il fossile proviene dal giacimento di Mas de la Parreta (Morella), situato nella Formazione Arcillas de Morella, ed è stato scoperto durante il controllo paleontologico dei lavori di estrazione di argilla effettuati dall'azienda Arcillas Vega del
Moll. La collaborazione tra l'attività mineraria e la ricerca paleontologica ha permesso di recuperare negli ultimi decenni numerosi scheletri parziali di vari dinosauri, contribuendo a consolidare Morella come uno dei punti di riferimento europei per lo studio degli ecosistemi del Cretaceo Inferiore.
A prima vista, l'osso presenta un rigonfiamento anomalo nella parte centrale della tibia. La superficie è liscia e ispessita, senza segni evidenti di fratture o deformazioni importanti. Tuttavia, l'aspetto della lesione non era sufficiente per stabilirne l'origine ed è stato necessario ricorrere a una diagnosi differenziale che permettesse di escludere diverse patologie prima di giungere a una conclusione.
Si è fatto ricorso alle tecniche radiologiche abituali in medicina ospedaliera. La tibia è stata studiata mediante tomografia assiale computerizzata (TAC) presso l'Hospital General Universitario de Castellón, ottenendo immagini tridimensionali ad alta risoluzione che hanno permesso di osservare l'interno dell'osso senza danneggiarlo. Successivamente sono state generate ricostruzioni digitali in tre dimensioni per analizzare nel dettaglio la struttura della lesione.
Le immagini ottenute hanno permesso di effettuare una diagnosi differenziale esaustiva. I ricercatori hanno escluso che l'ispessimento corrispondesse a un callo osseo da frattura, poiché l'osso non presentava le alterazioni interne caratteristiche di un processo di rimodellamento osseo che si osservano nel processo di guarigione di una frattura. Sono state inoltre escluse diverse malattie di origine tumorale, dato che la lesione mancava dei tratti diagnostici propri di tali patologie.
La spiegazione più coerente è stata che l'osso avesse reagito a un'infezione dei tessuti molli situata sopra la tibia. L'organismo del dinosauro ha risposto formando nuovo tessuto osseo attorno alla zona colpita, producendo una reazione periostale e un ispessimento della corteccia dell'osso. Secondo gli autori, le caratteristiche della lesione sono compatibili con un'ulcera cutanea avanzata di origine batterica, probabilmente polimicrobica, simile a quelle denominate ulcere tropicali descritte in medicina umana. Si tratta della prima volta che questo tipo di risposta patologica viene documentata in un dinosauro.
Una finestra sulla salute dei dinosauri
Lo studio dimostra che l'animale non morì immediatamente dopo aver contratto l'infezione. La formazione del nuovo tessuto osseo indica che sopravvisse per un tempo sufficiente affinché il suo organismo sviluppasse una risposta infiammatoria prolungata e iniziasse il processo di cicatrizzazione. I ricercatori ritengono che la lesione debba aver provocato dolore persistente, infiammazione e una significativa limitazione funzionale dell'arto, alterando probabilmente il suo modo di camminare.
Oltre ad ampliare la conoscenza sulle malattie che colpivano i dinosauri, il lavoro mostra come le tecniche di imaging utilizzate abitualmente nella medicina moderna permettano di indagare la salute di animali estinti milioni di anni fa. La combinazione di tomografia assiale computerizzata, ricostruzioni tridimensionali e diagnosi differenziale ha fornito un livello di dettaglio che solo pochi decenni fa risultava impensabile in paleontologia.
Morella, un laboratorio naturale del Cretaceo
Questa nuova scoperta rafforza lo straordinario valore scientifico dei giacimenti della Formación Arcillas de Morella. Da quando nel XIX secolo furono identificati i primi resti di dinosauri nella zona, gli scavi hanno fornito alcuni dei complessi fossili più importanti del Cretaceo Inferiore europeo. Tra questi spiccano diverse specie descritte per la prima volta in questa regione, come i dinosauri erbivori Morelladon beltrani e Garumbatitan morellensis a Morella, o i dinosauri carnivori Vallibonavenatrix cani, di Vallibona, e Protathlitis cinctorrensis, di Cinctorres. Insieme a queste specie esclusive, la Formación Arcillas de Morella ha fornito abbondanti resti di altri dinosauri ampiamente distribuiti in Europa, tra i quali spicca il grande ornitopode Iguanodon bernissartensis. Questo studio permette di approfondire non solo l'anatomia e l'evoluzione di questa specie, ma anche aspetti molto meno noti della sua biologia, come le malattie di cui soffrivano e il modo in cui vi reagivano.
La ricerca è stata sviluppata da ricercatori della Universidad Nacional de Educación a Distancia (UNED), in collaborazione con specialisti dell'Hospital General Universitario de Castellón, dove sono stati condotti gli studi tramite tomografia assiale computerizzata che hanno permesso di ricostruire la storia clinica di questo dinosauro di oltre 120 milioni di anni fa.


